Quando il leone bussò - Il VideoQUANDO UN LEONE BUSSO'ALLA PORTA 

Drammaturgia: Caterina Bartoletti
Regia: Giovanni Dispenza
Con : Frida Zerbinati, Angelo Cincotta, Caterina Bartoletti, Giovanni Dispenza
Musiche Originali: Cristiano Alberghini
Disegno luci: Matteo Taverna
Età consigliata: 3-8 anni

 

    Partendo da un breve racconto di Anne Cottringer, la nostra storia  racconta l’esperienza di Frida, una bambina di sei anni figlia unica e viziata che si ritrova con un fratellino in più e tante attenzioni in meno.

    A questa mancanza affettiva la bambina reagisce  immaginando un nuovo amico, ma non uno qualunque, addirittura un leone! Questo leone è un perfetto compagno di giochi per vivere mille avventure viaggiando con la fantasia dal circo alla savana.

    Ma il fatto è che ogni volta che Frida vede il fratellino in braccio alla mamma, il leone comincia a ruggire forte e a rompere tutto. Finché, per un incidente causato dal leone, il bambino vola dalle braccia del papà… ma per fortuna casca in braccio a Frida che per la prima volta si trova ad avere un contatto col fratellino.
    Da quel momento sente crescere affetto per quel “cosino rosa” e comincia un nuovo gioco, prendersi cura del fratellino. Al leone, ormai ignorato da Frida, non rimane che scomparire dalla porta da cui è entrato.

    Quello che ci interessa sottolineare nella nostra messinscena è proprio la problematica accettazione di un fratello con cui si dovrà con-dividere l’amore dei genitori, e i meccanismi della fantasia con cui si prova a difendersi o sostituire questa perdita.

    Frida immagina un leone con cui giocare, e insieme a lui può volare sulle ali della fantasia, provare complicità, dare affetto. Tutte emozioni provate con mamma e papà e di colpo venutele a mancare. Questa mancanza si fa sopportabile appena viene colmata dalla creazione di un leone immaginario.

    Secondo studi recenti circa il 60% dei bambini tra i tre e gli otto anni ha avuto per un certo periodo un amico immaginario. Crearlo ha la funzione di aiutare il bambino ad affrontare ed adattarsi ad un ambiente complesso, qual è quello degli adulti. L’amico invisibile può essere un vero e proprio compagno di giochi per i più piccini, laddove per i più grandicelli diventa quel confidente a cui si possono dire quei segreti di cui si preferisce non parlare con gli altri. All’amico immaginario i bambini possono attribuire desideri, intenzioni, capricci, bugie, paure, sensi di colpa e responsabilità. Se vista secondo quest’ottica di proiezione su un agente esterno di vissuti interiori, questa creazione fantasiosa può così rappresentare per i genitori una finestra sul mondo interiore dei propri figli.

    Nel caso ci si accorga che il bambino è talmente coinvolto nel suo gioco con l’amico immaginario da non volersi più staccare dalla finzione, arrivando a isolarsi dai genitori o dagli altri bambini, allora diventa una situazione da tenere sotto controllo. Sono comunque sconsigliati tutti i tentativi di rendere meno invisibile l’amico immaginario, magari riservandogli uno spazio reale, quale può essere un posto a tavola. L’amico invisibile deve restare tale, altrimenti il bambino potrebbe entrare in confusione rispetto alla dimensione del reale e del fantastico. Ma allo stesso tempo ridicolizzando questa fantasia con frasi del tipo “è una cosa stupida” oppure “non si può parlare con qualcuno che non esiste”, si corre il rischio che il bambino si chiuda ancora di più, come succede con Frida.

    Nel nostro caso l’amico immaginario, oltre a compensare dell’affetto mancato, è stato creato per un compito molto chiaro:  attrarre le attenzioni dei genitori, deviate sul fratellino.
    L’arrivo di un neonato è inevitabilmente un evento rivoluzionario, tante cose devono essere divise con il nuovo bambino e prima di tutto l’attenzione dei genitori. E’ normale quindi che il bambino sia geloso del più piccolo. I suoi sentimenti sono confusi: vacillano tra curiosità e consapevolezza di non essere più il solo centro di attenzione per mamma e papà. Per questo teme di non essere più amato come prima, e può accadere che proprio mentre il neonato esige maggior attenzione (allattamento, malattia, pianto), lui combini un guaio, oppure pianga, ecc. Con queste manifestazioni cerca di attirare verso di lui l’attenzione che la mamma o il papà riservano al neonato e mette alla prova l’affetto dei genitori.

    E’ una situazione che richiede tanta pazienza e amore dai genitori. Nella nostra storia mamma Sara e papà Giovanni sono aiutati da un incidente finito bene: Frida salva il fratellino Martino da una brutta caduta. Con questo gesto Frida trova un punto di contatto col nuovo arrivato, inoltre, trovandosi col bambino in braccio, per la prima volta ha sentito un corpicino vivo tra le sue mani, una sensazione che il suo leone immaginario non poteva darle. Da quel momento smette di sentire il fratellino come un nemico e anzi decide di proteggerlo, comincia a giocare alla mamma. L’amico immaginario non serve più e lo si dimentica. Nella nostra rappresentazione il leone esce mestamente dalla porta da cui è entrato. Ogni tanto ruggisce ancora da dietro la porta…